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Lavatoio in ceramica con rubinetteria da piano

Forare la ceramica è un processo che spesso si rende necessario, quando abbiamo bisogno di effettuare dei fori anche di piccole dimensioni per i sanitari del bagno, come ad esempio i lavandini o i bidet. Esistono diversi metodi per forare la ceramica, attraverso l’impiego di differenti tecniche che permettono di ottenere fori con una certa precisione, agendo sulla ceramica o sul gres porcellanato. Vediamo come avviene più in dettaglio un processo di foratura e le tecniche più utilizzate.

In particolare esistono due tecniche che si possono utilizzare per forare la ceramica. La prima si chiama foratura ad acqua e viene utilizzata per mezzo dell’impiego di frese classiche. Può essere considerata una tecnica più difficile, perché si devono utilizzare molti accorgimenti specifici.

Fra questi gli accessori per il corretto afflusso e la raccolta dell’acqua che serve per far raffreddare l’utensile e, inoltre, l’uso di elettroutensili che abbiano adeguati sistemi di sicurezza.

Un’altra tecnica utilizza, invece, le frese a secco, che si possono applicare su elettroutensili classici, per realizzare fori su qualsiasi tipo di ceramica, tipo un lavatoio, un lavabo bagno o un bidet.

A seconda del tipo di materiale utilizzato e in base allo spessore del pezzo, è possibile praticare più o meno fori.

Come forare la ceramica di un lavandino

  1. verificare che il prodotto sia segnato sul retro;
  2. prendere le misure per calcolare il perfetto centro della segnatura
  3. agire con il trapano corredato dal foretto diamantato;
  4. segnare la ceramica ancora di più per facilitare il successivo foro;
  5. battere perfettamente al centro della parte segnata;
  6. prestare molta attenzione: la ceramica è tagliente.

Istruzioni per forare un sanitario in ceramica con il trapano elettrico


I lavelli o gli altri sanitari in materiale come la ceramica o la porcellana sono così forti e resistenti che, per praticare il taglio, richiedono speciali punte diamantate da applicare al trapano. Teniamo conto del fatto che il processo di perforazione, per esempio di un lavandino in ceramica, se lo spessore è grande risulta piuttosto lento.

Tuttavia, se si usano gli attrezzi giusti e la corretta tecnica, è possibile personalizzare con i fori un lavandino in ceramica in base alle proprie esigenze e preferenze. Per quanto riguarda i fori della rubinetteria, teniamo conto generalmente di un diametro di 3,5 o di 2,5 centimetri.

  1. applicare uno strato di nastro adesivo sui lati del lavello o dell’altro sanitario in cui si ha intenzione di realizzare i fori di uscita;
  2. premere tutte le bolle d’aria, in modo che il nastro abbia un contatto completo con il materiale in ceramica;
  3. contrassegnare la dimensione del foro e la sua posizione utilizzando un pennarello indelebile;
  4. collegare la punta di diamante per il trapano elettrico;
  5. tagliare il contorno dei fori di mezzo pollice di dimensioni maggiori;
  6. proteggere gli occhi con gli specifici occhiali di protezione;
  7. impostare il trapano elettrico a bassa velocità, tra i 500 e i 600 giri al minuto;
  8. utilizzare il trapano applicando una pressione media e tenendola costante;
  9. applicare una spugna umida sul lato del foro d’uscita, per tenere fresco il materiale, man mano che prosegue il taglio del lavandino o di un altro sanitario a bassa velocità (l’operazione potrebbe richiedere fino a 10 minuti, in modo da forare tutto il materiale, specialmente se lo spessore è grande);
  10. togliere il nastro adesivo dal lavello;

prima di rimuovere il trapano, dare il tempo alla punta di diamante di raffreddarsi o eventualmente utilizzare dell'acqua per velocizzare il raffreddamento.

Qui sotto un video che illustra come forare la ceramica di un lavatoio utilizzando la tecnica con un trapano

La ceramica va sempre forata se predisposta sulla parte posteriore. Se non è cosi è possibile utilizzare il foretto diamantato dalla parte smaltata con l'ausilio di una punta che ci fa da guida.

Evitare sempre di battere con il martello, o forare la ceramica lala parte posteriore (parte non smaltata), in quanto lo smalto del sanitario sarà di facile rottura.

Battere sempre con il martello nella parte segnata dalla parte smaltata del lavabo/lavatoio.

foretto diamantatoQuesta è una semplice tecnia su come forare un lavandino in ceramica; questa pratica è vivamente sconsigliata ai non addetti ai lavori e è sempre consigliato affidarsi ad installatori esperti e professionisti che saranno in grado di procedere a questa delicata operazione.

 

 

Vasca freestandingdi design

La vasca freestanding costituisce un’ottima occasione per arredare il nostro bagno con stile. Molto spesso ci ritroviamo a dover scegliere fra doccia o vasca. Alcune persone amano molto la praticità e quindi sono fortemente orientate nel rivolgere le loro preferenze alla doccia. Certamente la doccia può essere indispensabile in un bagno moderno. Tuttavia, se abbiamo voglia di un relax maggiore, non c’è niente che può essere sostituito da un bagno rilassante all’interno di una vasca. Insomma, all’interno della stanza da bagno non ricerchiamo soltanto la praticità, ma siamo orientati nella ricerca del benessere, improntato sulla cura del corpo. Ecco perché le vasche freestanding corrispondono ad un’alternativa, in grado di coniugare funzionalità, relax e stile del tutto particolare.

Misure vasche da bagno freestanding: quale scegliere

Per quanto riguarda le misure di una vasca freestanding, in genere essere sono comprese tra i 170 e i 200 centimetri di lunghezza, mentre per la larghezza si tratta di prodotti che hanno una dimensione di circa 80 centimetri. Teniamo presente però, oltre a queste misure, che per una vasca freestanding dobbiamo sempre calcolare 60 o 80 centimetri in più, perché bisogna inserire uno scarico a terra e una piantana all’esterno con una doccetta integrata.

La caratteristica fondamentale della vasca freestanding consiste nel fatto che possiamo installarla dove vogliamo, anche al centro della stanza. Di solito questa può essere una scelta vincente, se la nostra stanza da bagno ha delle dimensioni molto generose, tutte da sfruttare per il nostro relax.

In commercio abbiamo molti modelli a disposizione di Colacril, come la vasca freestanding Firenze, dal design minimale e dalle inclinazioni geometriche, che non passa inosservata con la sua essenzialità ricercata. Oppure la vasca Capri, con la sua forma accogliente e morbida, in grado di suscitare molte emozioni.

Possiamo anche ricordare il modello Atmosfere Tonda, quasi come fosse una fonte in cui immergersi. E poi ancora Atmosfere Ovale, Atmosfere Quadrata o la vasca freestanding Venezia, che ricorda in tutto e per tutto la forma delle gondole. All’interno di questo modello ci possiamo far cullare dall’acqua, mantenendo una posizione comoda.

Non possiamo dimenticare il modello della vasca freestanding Roma, di forma rettangolare, con dettagli molto particolari in grado di darci il massimo del relax e del comfort durante il bagno.

In ogni caso, qualunque sia il nostro modello scelto, per l'installazione non affidiamoci al fai da te, ma dobbiamo avere cura di scegliere dei professionisti, che sanno consigliarci al meglio e che riescano a tenere conto anche dei dettagli tecnici che un’installazione di questo tipo può comportare.

Facciamoci consigliare anche per quanto riguarda la scelta del modello in relazione allo spazio del bagno o alla forma della stanza, che può essere rettangolare o più o meno quadrata. La vasca freestanding sicuramente rappresenta un’alternativa intelligente, ma dobbiamo anche tenere conto di vari fattori di contesto, che ci possono aiutare a fare la scelta migliore.

Non dobbiamo dimenticare infatti che il collegamento alle tubature dipende dal modello. Anche la posizione in cui deve essere collocata la rubinetteria influisce. Il nostro professionista di fiducia sa certamente come effettuare i collegamenti tra l’erogatore e le tubature, per fornirci il flusso necessario dell’acqua.

Modelli freestanding a parete

Vasca da bagno freestanding Venezia ColacrilAbbiamo già specificato che con i modelli freestanding c’è molta libertà di scelta nel posizionare la vasca da bagno. Tutto sta nel creare il giusto equilibrio fra le dimensioni dell’ambiente, per valorizzare in maniera adeguata il sanitario. Per esempio per la vasca freestanding va bene anche il modello di fissaggio a parete.

Anche in questo caso dobbiamo affidarci ad un tecnico specializzato, perché le modalità di fissaggio di una vasca di questo genere lungo una parete potrebbero essere differenti da quelle tradizionali. I modelli freestanding hanno spesso dei volumi compatti, di cui si deve tenere conto della disposizione accanto al muro.

Ma ripetiamo che tutto si tratta di considerare il contesto di riferimento. Infatti, come scegliere tra il modello al centro della stanza o, per esempio, quello a parete? Facciamo delle valutazioni di carattere funzionale. In molte case infatti ci sono bagni molto grandi che è difficile arredare e quindi in questo caso il modello al centro della stanza può essere un’idea che “riempie” e crea un impatto visivo non indifferente.

Se invece il bagno è piccolo, possiamo provare a fissare la vasca lungo la parete, ottenendo un minore ingombro.

Prezzi vasche da bagno freestanding

I prezzi delle vasche freestanding possono variare. Quelle più economiche sono in materiale acrilico e costano mediamente 450. Quelle con il design più moderno hanno prezzi che vanno da 600 euro in su. Le vasche in ghisa possono costare anche molto care, intorno ai 2.700 euro.

Inoltre non dimentichiamo che bisogna aggiungere il costo della rubinetteria. Anche il più semplice rubinetto miscelatore può costare 50 euro e quelli a colonna in media 250 euro. Possiamo abbinare anche una colonna doccia, spendendo altri 150 euro in più.

Da notare anche che l’installazione di una vasca di questo genere è sempre molto semplice, però la posa della vasca ha anch’essa un costo, che si aggira in media intorno ai 150 euro. Per quanto riguarda la posa dei rubinetti, i costi possono variare in base alla tipologia scelta, attestandosi su prezzi compresi tra 60 e 100 euro.

Una vasca freestanding ovale di 157 x 70 centimetri per esempio può costare circa 900 euro. Quelle di forma rettangolare, sempre considerando le stesse dimensioni che già abbiamo espresso, possono costare anche un po’ di più, con prezzi intorno ai 1000 euro. Se poi vogliamo anche una vasca freestanding con l’aggiunta dell’idromassaggio, da disporre al centro della stanza, dobbiamo tenere in conto di spendere da un minimo di 2.000 euro, per poi salire a seconda del modello.

La messa in posa di una vasca freestanding con idromassaggio può essere più complessa, ma è relativamente semplice se eseguita da una ditta specializzata. Il suo costo ammonta a circa 250 euro, un prezzo molto simile a quello che costerebbe l’installazione, ad esempio, di una doccia multifunzione nel bagno di casa nostra. Se abbiamo intenzione di acquistare una vasca freestanding, chiediamo subito un preventivo, per renderci conto delle spese a cui andiamo incontro e per fare un adeguato confronto tra i diversi modelli a nostra disposizione.

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Tutto quello che c’è da sapere sul Bonus case 2018!

Buone notizie per tutti coloro che speravano nel “Bonus case” anche per l’anno 2018: le detrazioni fiscali per chi effettua interventi di ristrutturazione sono state confermate dalla Legge di Bilancio del Governo Gentiloni anche per l’anno corrente; inoltre, il documento presenta anche delle importanti novità, come il Sismabonus, Ecobonus e agevolazioni per tutti coloro che decidono di investire sul recupero del verde urbano.
Ma in cosa consistono queste nuove voci introdotte? Vediamole più da vicino e scopriamo insieme tutte le novità del Bonus Case 2018.

Tutte le novità del Bonus 2018

bonus case 2018

Come abbiamo già accennato, il Bonus Case 2018 è aperto a tutti coloro che desiderano effettuare interventi antisismici, di ristrutturazione della casa, oppure volti al risparmio energetico. 
Queste detrazioni sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Bonus ristrutturazione: detrazione del 50% per una spesa massima di 96.000 euro da suddividere in 10 quote annuali tutte uguali tra loro, anche per altri tipi di interventi; questo bonus, infatti, dovrebbe cambiare con il Bonus Verde 2018, che prevede una detrazione del 36% per la riqualificazione urbana di privati e condomini che intervengono su terrazzi, balconi e giardini e per chi finanzia lavori per il verde pubblico.
  • Ecobonus: bonus destinato a chi compie lavori al fine di avere un risparmio energico; in questo caso le detrazioni si aggirano intorno al 65%, da suddividere anche in questo caso in 10 quote annuali e per una spesa massima di 100.000 euro. Da segnalare che l’Ecobonus grazie alla nuova Legge di Bilancio è esteso anche all’edilizia popolare.
  • Bonus caldaie: previsto per le caldaie a condensazione.
  • Bonus mobili: bonus già conosciuto, e riconfermato per tutto il 2018, che prevede una detrazione fiscale pari al 50%.
  • Sismabonus: bonus previsto per tutti coloro che effettuano un intervento su tutto l’edificio volto al risparmio energico o di adeguamento alle norme anti-sismiche in vigore; in questo caso la detrazione arriva fino ad un massimo dell’85%.
  • Bonus unico condomini: a secondo dell’intervento che viene fatto sul condominio e sulla riduzione del rischio, dato che si applica solo per il risparmio energetico e per interventi volti ad adeguare lo stabile alle norme anti-sismiche, si può ottenere una detrazione tra l’80% e l’85%
  • Bonus zanzariere: in questa categoria rientrano anche tutte le altre barriere anti-insetto, ma per beneficiare del bonus queste devono possedere delle schermature solari.
  • Bonus verde: previsto per la sistemazione di terrazzi, balconi ad aree verde di interesse pubblico e storico; questo bonus viene esteso anche ai condomini.
  • Bonus tende da sole: detrazione IRPEF pari al 50% e vale anche per le tende interne.

Grazie a questi nuovi Bonus inseriti nella Legge di Stabilità 2018, i contribuenti a seconda degli interventi eseguiti possono quindi ottenere delle detrazione che vanno da un minimo del 50% fino ad un massimo dell’85%.

Sismabonus, Ecobonus e ristrutturazioni: i nuovibonus casa del 2018

Abbiamo visto in generale tutti i bonus che sono previsti dalla nuova Legge di Stabilità redatta dal Governo Gentiloni; ora vediamo più da vicino cos’è e come funziona il “Sismabonus”.
Il Sismabonus, come si può facilmente intuire dal suo nome, consiste in una serie di agevolazioni fiscali messi a disposizione di tutti coloro che decidono di intervenire sulla propria abitazione per aumentarne il grado di sicurezza in caso di terremoti.
Naturalmente, più gli interventi saranno significati e più abbasseranno il grado di rischio, più la percentuale di detrazione IRPEF di cui si potrà usufruire sarà alta: per le abitazioni principali e per le attività produttive sono previste una detrazione del 70% se il miglioramento è di una classe di rischio; dell’80% se il grado di miglioramento è di ben due classi di rischio.
Naturalmente il Sismabonus è previsto anche per i condomini: in questo caso le detrazioni si aggirano interno al 75% per una classe di rischio e l’85% per due classi di rischio, dove i lavori vengono svolti su tutto lo stabile.
L’incentivo è valido per tutti i lavori effettuati dal 1 Gennaio 2017 fino al 31 Dicembre 2021; la spesa viene coperta in cinque anni per un tetto massimo pari a 96.000 euro e, grazie alla nuova Legge di Bilancio, da quest’anno è possibile detrarre le spese per la diagnosi sismica al 100%.

Un’altra importante novità introdotta dalla Legge di Stabilità è l’Ecobonus: se avete intenzione di installare pannelli solari o fotovoltaici, cambiare i vecchi radiatori che avete installati in casa, insomma volete riqualificare la vostra abitazione dal punto di vista energetico, questo è il momento giusto.
Le detrazione fiscali, anche in questo caso, sono pari al grado di efficienza energetica che raggiungerà l’edificio dopo i lavori, e più nello specifico: per le abitazioni singole detrazione del 65% per l’installazione di pannelli solari/fotovoltaici; il 70% se gli interventi riguardano almeno il 25% dello stabile; il 75% se gli interventi migliorano la prestazione energetiche sia nella stagione invernale che estiva.
Nel caso dell’Ecobonus la detrazione può essere fruita in 10 anni, cioè una quota ad ogni dichiarazione dei redditi.

La Legge di Stabilità non ha solo introdotto queste importante novità, ma ha riconfermato anche un bonus che conosciamo molto bene: quello sulle ristrutturazioni. Sarà quindi possibile usufruire di questa agevolazione per tutto il 2018, con una percentuale fissata al 50% per una spesa complessiva di 96.000 euro.
Le regole per poter accedere a questo bonus sono le stesse degli anni passati: il richiedente deve acquistare e pagare tutte le prestazioni tramite bonifico bancario, carta di credito o qualsiasi tipo di pagamento tracciabile e tenere da parte tutte le ricevute; inoltre per ottenere lo sconto IRPEF dovrà inviare all’Agenzia delle Entrate:

  • Ricevuta di pagamento dell’IMU.
  • Dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori.
  • Autorizzazione ai lavori indicante data di inizio dei lavori e la compatibilità con le spese ammesse dal bonus.
  • Domanda di accatastamento dell’immobile.

Gli interventi previsti dal bonus riguardano sia gli interventi di ordinaria che straordinaria manutenzione, di risanamento conservativo e restauro, ma anche di bonifica come nel caso dell’amianto o la riparazione di impianti per la sicurezza domestica.

Infine, diamo uno sguardo anche ad un altro bonus che già conosciamo, riconfermato anche per quest’anno: parlo del bonus mobili ed elettrodomestici.
Questo bonus aspetta solo a chi ha eseguito un lavoro di ristrutturazione, infatti i lavori devono essere documentati da un’autocertificazione se sono in edilizia libera oppure bisogna essere in possesso di documenti come la DIA, e l’agevolazione prevede uno sconto dell’IRPEF pari al 50% per una spesa massima di 10.000 euro.
Da ricordare in ultimo, che i lavori devono essere iniziati a partire dal 2017 in poi e che il bonus elettrodomestici spetta solo a coloro che acquistano elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ (classe A accettata solo nel caso dei forni).



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